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Recensione, Analisi, Riassunto ed Opinioni del Libro ''Kosmos''Oggi abbiamo il piacere di intervistare Emmanuel Gallo, un poeta emergente molto capace che abbiamo conosciuto con l'opera “Cometa” e che, con la successiva raccolta poetica intitolata “Kosmos”, è giunto ormai ad una maggiore visibilità di pubblico oltreché ad una superiore introspezione del proprio IO.

 

1) Caro Emmanuel, sia nella precedente opera (“Cometa”) che in quest'ultima (“Kosmos”), lei ha scelto un titolo caratterizzato da una sola parola. Questa estrema sintesi può caratterizzare anche il resto della sua poesia?

In un certo senso la mia poesia, come la poesia in generale, si basa sulla sintesi. Nella poesia, a differenza della prosa, bisogna racchiudere un sentimento, una sensazione o un'idea nella parola che, più di altre, riesce ad esprimere tutta questa condizione interiore. È poeta chi utilizza le parole per dare forma più precisa possibile, ed insieme più ricca, ad un significato esistenziale: bisogna avvicinarsi, attraverso il linguaggio, alla comunicazione del mistero delle nostre emozioni, delle nostre percezioni. Solo attraverso un'esplorazione di sé stessi si può far emergere, come dal fondo di un abisso, la parola-luce.

 

2) Sempre in merito al titolo dalla sua ultima opera, come mai ha scelto la parola “Kosmos”?

Il titolo dell'opera è in greco perché i greci, più di altri popoli, avevano un senso di comunione con la natura. I greci esploravano l'esterno e la loro sete di conoscenza era rivolta alla comprensione ed all'osservazione dei fenomeni fisici. Capivano che l'uomo doveva rapportarsi e misurarsi con le forze che popolano l'esistente in quanto questo permetteva loro di camminare nel terreno della vita umana ed individuale. Così la mia opera riunisce insieme la spazio interiore ed esteriore, la vita della galassia e quella del singolo individuo. Perché c'è un cosmo dentro l'uomo che è costituito dalla vita affettiva, intellettuale, materiale: siamo un immenso organismo vivente, noi e l'universo.

 

3) Che rapporto esiste tra la sua prima opera (“Cometa”) e quest'ultima (“Kosmos”)?

Tra le due raccolte poetiche c'è una continuità ma anche una divergenza. “Cometa” esprime una sorta di inconsistenza della vita: il poeta non riesce a trattenere l'esistente ed i suoi desideri poggiano su delle illusioni. La perdita, il passaggio, la transitorietà regnano sovrane e provocano dolore e sofferenza. In “Kosmos”, invece, il poeta supera il proprio disagio uscendo dalla condizione di prigioniero di sé stesso e del mondo. Affermando la propria vita nel battito dell'universo si distacca dalle lusinghe dell'insoddisfazione e della continua ricerca di un appagamento. Si possono considerare le due raccolte come un percorso di formazione di un'autonoma identità: un sofferto raggiungimento di una maturazione consapevole e personale.

 

4) Nell'opera “Kosmos” di sicuro i due temi che più emergono sono quelli della morte e dell'amore. Due tematiche così apparentemente contrastanti e situate agli antipodi l'una dall'altra, come si collegano nella sua opera? Quale relazione c'è secondo la sua poetica l'amore e la morte?

L'amore rappresenta il desiderio, la pulsione vitale, le immagini, i sogni mentre la morte è il contrario di tutto questo. Con la morte cessa il continuo nascere delle illusioni e soprattutto cessa il dolore che ogni disillusione reca. L'uomo è sempre in bilico fra questi due impulsi: il desiderio e la fine del desiderio, o meglio, il tormento e la fine del tormento.

 

5) La raccolta poetica “Kosmos” si apre con la frattura fra l'IO ed il Cosmo e si chiude con la sua riconciliazione. Come mai? È stata fin dal principio una scelta strutturale voluta oppure è cambiato in lei qualcosa in corso d'opera?

Sinceramente l'organizzazione dell'opera l'ho pensata, al momento della pubblicazione, in base al mio stato d'animo. La prima poesia l'ho scritta per ultima e non c'è, quindi, il rispetto di un ordine cronologico. C'è, invece, un desiderio di assecondare un personale momento di serenità; una tensione ed un'apertura verso il mondo. Ho più coraggio di comunicare me stesso, di farmi conoscere.

 

6) Secondo lei, quale è il sentimento che pervade questa sua seconda opera poetica?

Nelle mie poesie si percepisce un sottofondo malinconico ma mai disperato. C'è una gioia inaspettata, sorprendente e, per questo, rara. In quest'opera si avverte la presenza di un sentimento ampio, che vuole abbracciare l'universo; un tentativo di fusione con la natura.

 

7) In “Kosmos”, si può parlare di una ricerca della luce ... quasi di una luce salvifica e redentrice?

La luce salvifica è la luce delle stelle. La mia poesia è un invito, non solo a guardare dentro sé stessi, ma anche a guardare in alto.

 

8) Dopo aver prima scritto “Cometa” e poi “Kosmos”, i nostri lettori vorrebbero sicuramente sapere se questa "linea spaziale", che mette in relazione l'IO con l'Universo, continuerà con una terza raccolta oppure se lei vorrà dedicarsi ad altre tematiche.

Non lo so ancora se continuerò a scrivere su questo tema ma sicuramente parlerò di argomenti non tanto distanti da quelli trattati finora.

 

9) Caro Emmanuel, sia in “Cometa” che in “Kosmos” è lampante l'amore verso l'universo. Quando è nato in lei questo amore?

Fin da bambino ero profondamente attratto dal paesaggio notturno e dalle luci che provengono dall'universo. Ricordo che, d'estate, nella villetta in campagna dei miei nonni materni mi fermavo a contemplare il cielo notturno: le stelle, le costellazioni, le comete; si riusciva persino a vedere la via lattea. Era uno spettacolo meraviglioso ed uscivo da questa esperienza pieno di vitalità e di fascinazione come dopo un incantesimo segreto.

 

10) Rimanendo in tema "cosmico", hanno avuto influenza su queste 2 raccolte poetiche film celebri come "2001: Odissea nello spazio" (Stanley Kubrick, 1968) o "Apollo 13" (Ron Howard, 1995) e cosa ne pensa dei più attuali "Gravity" (Alfonso Cuarón, 2013) e "Interstellar" (Christopher Nolan, 2014)?

Il tentativo di rappresentare l'universo nelle sale cinematografiche è lodevole ma ritengo molto più emozionante la vista del cielo in una notte bella e pulita. In questi film ci si interroga, comunque, sul destino dell'uomo, sul significato e sul posto che questo può avere nell'ignoto. Il contatto con il cosmo è un'esperienza sconosciuta e totalmente nuova e rischiosa che scardina la propria identità, le proprie sicurezze; è qualcosa che ha a che fare con il nostro mondo inconscio e con il nostro essere primordiale.

 

11) Leggendo le sue poesie pare come se l'essere umano - secondo lei - DEBBA avere un "feeling rapportativo" al di là del terreno, al pari di un astronauta che nasce col desiderio della scoperta dell'ignoto. Ci spiega meglio questo concetto inerente il rapporto sull'IO ed il Cosmo?

Il cosmo è l'ignoto e quindi rappresenta la vita, noi stessi. Il mistero dell'universo ci rimanda al nostro mistero, la sua immensità alla nostra piccolezza, la sua eternità alla nostra mortalità.

 

12) Più che una domanda sui contenuti, una curiosità di tanti nostri lettori: lei crede negli alieni? ... e nella vita dopo la morte?

Sicuramente ci sono altre forme di vita nell'universo perché pensare che siamo gli unici è pensare in modo antropocentrico (e quindi in modo sciocco). Tuttavia ritengo difficile credere che forme di vita extraterrestri siano in grado di mettersi in contatto con noi. Per quanto riguarda la continuazione della vita dopo la morte; sinceramente non ho risposte. Sicuramente ci spegneremo come una stella cometa: qualcuno lasciando una scia lunga e duratura, altri lasciandone una debole e breve.

 

Grazie del tempo che ci ha voluto dedicare per questa intervista in esclusiva ed auguri per tutto, in attesa del suo terzo lavoro.

Grazie a voi della splendida accoglienza e del caloroso interesse dimostrato.

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