Enzo Bosso - una lotta tra vita e arte
Enzo Bosso - una lotta tra vita e arte

Sarà stata la sua arte quasi inumana, quella passione trascendentale che ti stringeva il cuore in una morsa di passione e ardore. Sarà stato il suo sorriso così aperto e vivo, sarà che Enzo Bosso sapeva farti entrare nel suo cuore con un’ospitalità e una melodia da farti sentire a casa tua insieme ad un amico.

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Musicista, pianista, direttore d’orchestra compositore e combattente, ecco chi era Enzo Bosso e come andrà ricordato per la generazioni future.

A soli 48 anni, un cancro e una malattia neurodegenerativa, se l’è portato via ma non facilmente e non senza combattere, perché la sua voglia di lottare e la sua passione per la musica hanno sempre combattuto accanto a lui, come lui stesso affermava “La musica è una necessità, è come respirare”

Avrebbe voluto abbracciare un albero alla fine di questo periodo di quarantena invece ha abbracciato l’intero mondo che oggi piange per una perdita così dolorosa.

Oggi lo piange il mondo unito, lui che amava tanto la parola unione che per lui - racchiudeva la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi inseparabili e proteggersi quotidianamente.

Innamorato della musica si da bambino, a 16 anni decide di andarsene da casa debutta come solista in Francia.

L’incontro con Ludwig Streicher, contrabbassista dei Wiener Philharmonic, segna il suo destino.

Intuendone il talento, il musicista austriaco lo indirizza all’Accademia di Vienna dove Bosso studia contrabbasso, composizione, direzione d’orchestra.

E da contrabbassista suona in importanti formazioni, tra cui la Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado. Con il maestro milanese Ezio instaura un legame non solo artistico ma di amicizia.

A lui passa l’eredità di Abbano diventando il volto e le mani dell’Associazione Mozart14, impegnata nel portare la musica nei luoghi del dolore, nelle carceri, negli ospedali.

Sull’esempio di Claudio, Ezio trasformò la malattia che lo colpì nel 2011 e i pregiudizi che lo circondarono in opportunità e suonò il pianoforte fino a quando non poté più (fino lo scorso settembre).

Il suo fu un esempio di resistenza e di un grandissimo amore per la musica che per lui era la vera terapia al suo dolore.

Neanche l’addio al pianoforte potè fermarlo ma continuò a dirigere l’orchestra, la Europe Philharmonic, perché sentiva che i suoi musucisti avevano bisogno lui e del suo entusiasmo contagioso.

E infine la quarantena e lo spettro del Coronavirus che improvvisamente gli tolsero anche l’orchestra.

Augurava al mondo, alla fine di questa storia, una “pandemia di voglia di fare”.

E con questa ripromessa e senza che la paura, come tu spesso temevi, ci paralizzi, ti ricorderemo oggi e per sempre e ti saluteremo con un “Ciao” come eri solito nella tua umiltà salutare ad ogni inizio concerto.

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FONTI:

Per il contenuto: corriere.it - È morto Ezio Bosso, il maestro che sapeva commuovere. Aveva 48 anni

Per l'immagine: corriere.it  

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Valentina Procopio