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IL VERTICE EUROPEO DEL 8-9 DICEMBRE SARA' L'ULTIMATUM PER IL CROLLO DELL'EURO
Politica Estera

Foto di Nicolas Sarkozy che guardaDopo il varo della manovra finanziaria del governo Monti, gli occhi dei mercati e degli osservatori internazionali sono tutti puntati sul vertice europeo che si terrà a Bruxelles il prossimo 8 e 9 dicembre e le premesse non sono sicuramente incoraggianti.

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Dopo la minaccia di declassamento del rating sul debito pubblico di Germania e Francia trasmessa ieri sera dall'agenzia di rating americana Standard&Poor's, i mercati e gli operatori finanziari (di cui le società di rating sono parte integrante) hanno fatto capire di essere sul piede di guerra e di essere molto esigenti sugli effetti e i risultati concreti che usciranno dal vertice europeo del 8 e 9 dicembre.

La crisi di fiducia e di credibilità che ha travolto tutti i paesi dell'area euro ormai è troppo profonda per essere risolta con semplici misure repressive di austerità o sanzioni automatiche di punizione per i paesi poco virtuosi, perchè quello che preoccupa principalmente i mercati è che queste misure di austerità non siano sufficienti e anzi potrebbero a breve rivelarsi un'aggravante per i piani di sviluppo e di crescita economica per tutti i paesi dell'area euro.

I mercati, gli operatori finanziari, gli speculatori non ragionano molto sulle politiche specifiche o sulle singole misure di emergenza adottate dai governanti per risanare i propri conti pubblici, ma hanno sempre un'orizzonte temporale di analisi molto più ampio (essendo abituati a fare scommesse sul futuro), perchè investono soldi solo nei paesi dove le prospettive di margini di profitto e di crescita sono maggiori e dove le condizioni di risarcimento dei finanziamenti elargiti sono stabili.

Quasi tutte le nazioni dell'area euro, comprese le solidissime (almeno secondo le valutazioni parziali della cancelliera Merkel e del presidente Sarkozy) Francia e Germania, non rispondono adeguatamente a questi due requisiti perchè le stime di crescita (vedi previsioni dell'OCSE della scorsa settimana) prevedono un biennio di recessione o stagnazione per tutti i paesi dell'area euro, mentre per quanto riguarda la stabilità, la credibilità e la certezza del risarcimento dei soldi investiti i mercati nutrono da tempo più di un dubbio, fondato soprattutto sull'incapacità degli organi comunitari europei di risolvere da soli i problemi contingenti e strutturali delle singole nazioni.

La vicenda della Grecia è stato un vero spartiacque in questo senso, perchè dal momento dell'esplosione della crisi greca i mercati hanno capito che i vertici europei erano incapaci di adottare misure coordinate e condivise per risolvere un problema così limitato (la Grecia incide soltanto per il 4% del PIL globale di tutta l'eurozona e al momento dello scoppio della crisi aveva un debito pubblico di 120 miliardi di euro molto piccolo se confrontato con i debiti pubblici di Italia, Spagna, Germania e Francia).

La mancanza di tempestività ed efficacia degli interventi dei vertici europei, ostacolati dagli interessi singoli di nazioni come Francia e Germania (le cui banche avevano investito a piene mani in titoli di stato greci), ha fatto sorgere i primi dubbi nei mercati sulla stabilità e sicurezza di eventuali investimenti in titoli di stato europei, confermati poi poco dopo dall'incapacità della banca centrale europea BCE di svolgere adeguatamente il suo ruolo di garanzia e di prestatore di ultima istanza per i paesi in difficoltà.

Quando la cancelliera tedesca Angela Merkel chiese esplicitamente ai mercati di intervenire direttamente nel piano di sostegno e di salvataggio della Grecia aprì un'altra profonda crepa nella drammatica crisi di credibilità dell'eurozona, perchè quello che prima era un dubbio diventò per i mercati una certezza: i vertici europei, gli organi comunitari e i governanti delle singole nazioni non sono capaci di elaborare un programma pubblico di sostegno alla Grecia e sono costretti a chiedere aiuto ai mercati privati internazionali per risolvere i loro problemi.

Da quel momento i vertici europei si sono susseguiti con una frequenza insolita e più che preoccupante per i mercati e ogni volta si concludevano con vaghe promesse che poi non si concretizzavano in nulla di effettivamente credibile (vedi per esempio il fondo europeo salvastati presentato in pompa magna nel maggio del 2010 ma mai diventato operativo, perchè ancora una volta i vertici europei chiedevano ai mercati o alla Cina di finanziare il fondo).

Poco dopo la crisi finanziaria dell'area euro si è spostata in Irlanda e Portogallo con conseguenze drammatiche analoghe a quelle della Grecia e quando la crisi ha colpito anche Italia, Spagna, Germania e Francia è stato messo in discussione dai mercati tutto il progetto unitario dell'eurozona, compresa la singolare creazione della moneta unica euro.

La moneta unica euro non può stare in piedi da sola, perchè i paesi che adottano l'euro come moneta con corso legale hanno politiche economiche e fiscali troppo diverse e sbilanciate per consentire quei meccanismi automatici di adeguamento del valore della moneta sul mercato dei cambi, che come è noto si innescano soprattutto sull'equilibrio delle esportazioni e delle importazioni dall'estero.

La Germania è un paese che esporta molto e quindi può sopportare ampiamente il sostegno di una moneta forte, ma considerando che il 70% delle esportazioni tedesche sono dirette verso altri paesi dell'eurozona come Spagna e Italia, la Germania ha costretto questi ultimi paesi ad importare i suoi prodotti a prezzi concorrenziali senza potere agire sulla svalutazione della propria moneta sovrana per rilanciare le proprie esportazioni e le proprie economie.

Questo squilibrio di partenza nella bilancia dei pagamenti fra importazioni ed esportazioni, unito a politiche fiscali diverse e sicuramente poco incisive in Italia e Spagna, ha costretto per forza di cose i paesi che importavano molto ed esportavano poco ad indebitarsi e senza una banca centrale di garanzia che potesse rimarginare i deficit, finanziare l'economia nazionale e calmierare l'aumento dei rendimenti del debito pubblico, è chiaro che l'unica soluzione per evitare il fallimento degli stati diventa oggi un crollo definitivo dell'euro e un ritorno rapido alle proprie monete nazionali.

La Germania è convinta purtroppo che con severe norme di rigore di spesa pubblica si possono creare surplus e avanzi di bilancio da utilizzare poi per finanziare la propria ripresa economica, ma come già dimostrato in Grecia, Irlanda e Portogallo le misure urgenti di austerità riducono le uscite (la spesa pubblica) ma allo stesso tempo deprimono le entrate fiscali (le tasse) perchè le imprese falliscono, aumenta la disoccupazione, i risparmi privati vaporizzano, quindi in definitiva la situazione finanziaria generale degli stati (misurata sinteticamente dall'indicatore debito pubblico/PIL) peggiora drasticamente.

Nel prossimo vertice europeo del 8 e del 9 dicembre i tecnocrati europei, in particolare il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della commissione europea Josè Manuel Barroso, insieme alla cancelliera Merkel e al presidente Sarkozy hanno un ingrato compito perchè devono dimostrare al mondo l'indimostrabile e spiegare ai mercati internazionali, agli osservatori economici ma anche alle persone dotate di una minima conoscenza dei processi economici come possono i vertici europei evitare il crollo dell'euro e contemporaneamente rilanciare lo sviluppo economico, agendo solamente sulle politiche di austerità e sulle sanzioni amministrative.

Essendo sbagliate in partenza la costruzione dell'Unione Europea e la creazione della moneta unica euro, qualunque modifica ai trattati europei stabilita al vertice europeo del 8 e del 9 dicembre non farà altro che rimandare il momento definitivo del crollo dell'euro, ma il crollo dell'euro è in verità l'unica vera soluzione per risolvere il disastro annunciato dell'Unione Europea (sia allargata a 27 stati sia ristretta a 17 paesi, come vuole la cancelliera Merkel), per una semplice ragione: ai mercati piace avere in mano il destino delle nazioni (come accade nel mondo in maniera così sfacciata soltanto nell'eurozona, perchè non esiste una banca centrale come prestatore di ultima istanza), ma allo stesso tempo piace molto di più fare affari con paesi ricchi e non con paesi disastrati come quelli europei (e non a caso i mercati si stanno rapidamente spostando nell'estremo oriente).

Written by Piero Valerio

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Discussione (4 posts)
Re:IL VERTICE EUROPEO DEL 8-9 DICEMBRE SARA' L'ULTIMATUM PER IL CROLLO DELL'EURO
Apr 05 2012 18:28:41
Pur non essendo l'autore di questo articolo, mi permetto di esprimere una mia personalissima opinione.

Ritengo che non sia l'euro di sè per sè ad aver fatto aumentare i prezzi, nel senso che anche se l'avessimo chiamato "giovanni" o se avessimo adottato una moneta già esistente (es. il dollaro), avremo avuto lo stesso problema.. perchè? Semplice! Sono i venditori (e non parlo solo di quelli finali) che hanno aumentato i costi e se un prodotto prima di finire sulla tavola è passato in 7-8 mani e tutti hanno aumentato il prezzo, si ben comprende come mai tutto sia raddoppiato!
#1741
Re:IL VERTICE EUROPEO DEL 8-9 DICEMBRE SARA' L'ULTIMATUM PER IL CROLLO DELL'EURO
Apr 06 2012 11:04:33
non penso sia la moneta a determinare ciò che ne fanno poi le amministrazioni, concordo con il posto di cui sopra nel ritenere responsabile dell'attuale crisi ue una amministrazione monetaria errata
#1752
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