Foto di una banca italiana05/12/2011 ROMA

Il giorno dopo la presentazione della manovra finanziaria del governo Monti cominciano le analisi dei provvedimenti presenti nel decreto ribattezzato dallo stesso presidente del consiglio Mario Monti, il decreto salva Italia.

La prima circostanza che emerge è la mancanza di una misura economica per colpire i grandi patrimoni, ovvero i redditi superiori a 100.000 euro lordi annui, perchè le aliquote IRPEF non sono state ritoccate, mentre si è andato giù forte con l'aumento dell'IVA.

L'IVA aumenterà a partire dal 1 settembre 2012 dall'attuale 21% al 23% e come è noto essendo l'IVA una tassa sui consumi che grava indistintamente su tutti i cittadini, questo aumento consistente dell'IVA colpirà soprattutto i bassi redditi mentre poco o niente cambierà per chi possiede grandi patrimoni e grandi redditi.

La tassa sulle barche, gli aerei privati e le macchine di lusso è poca cosa se confrontata con gli enormi redditi che vengono accumulati da imprenditori magari corrotti (pensate all'ex-presidente di Finmeccanica Guarguaglini che avrà una liquidazione da 5 milioni e mezzo di euro) o dai banchieri che in un periodo di crisi finanziaria, causato proprio dalla cattiva gestione delle banche, continueranno a percepire elevati bonus senza che questi vengano tassati adeguatamente.

Ritornando alle banche, la manovra Monti raccoglierà una cifra netta di circa 20 miliardi euro e guarda caso verrà istituito un fondo di garanzia per i prestiti che le banche concederanno alle imprese di circa 20 miliardi: quindi, senza fare troppi complicati conteggi, l'intero ammontare del cosiddetto decreto salva Italia verrà destinato alle banche, che sono gli unici veri beneficiari di questo decreto salva banche e salva grandi patrimoni.

Per intenderci, le banche potranno dare prestiti facili alle imprese meno virtuose perchè nel caso di insolvenza delle imprese, le banche potranno prelevare i fondi pubblici di garanzia di circa 20 miliardi di euro che sono stati creati appositamente per andare in soccorso dei banchieri; anzi paradossalmente alle banche converrà prestare subito soldi agli insolventi, così non devono attendere il rimborso delle rate ma possono attingere direttamente al fondo pubblico salva banche.

Se il primo ministro Mario Monti avesse voluto aiutare davvero le imprese italiane avrebbe potuto istituire un prestito a fondo perduto direttamente per le piccole e medie imprese in difficoltà, mentre questo fondo di garanzia per le banche non va nella direzione di un aiuto concreto per le imprese, ma risulta un'ulteriore protezione per le banche che non sanno fare il loro mestiere (non sanno valutare il rischio di insolvenza durante la fase di concessione di un prestito).

Non a caso stamattina alla Borsa di Milano si registrano aumenti record fra i titoli delle banche (Unicredit, Banca Intesa e Montepaschi di Siena) e quindi se qualcuno vuole cercare chi sta veramente festeggiando il varo della manovra Monti, che sarà ricordato come un vero e proprio decreto salva banche, non deve andare troppo lontano con le sue ricerche.

La lobby di poteri forti a cui appartengono il presidente del consiglio Mario Monti e i suoi più importanti ministri (Corrado Passera e Mario Ciaccia entrambi di Banca Intesa) è proprio quella bancaria finanziaria, quindi non è una grande sorpresa che questa manovra, piena di sacrifici per i normali cittadini, sia stata fatta soltanto in funzione di un sostegno economico al comparto bancario e finanziario.

Written by Piero Valerio

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