| LO SPREAD RIPRENDE A SALIRE E MOODY’S ANNUNCIA NUOVI DECLESSAMENTI PER L’EUROZONA |
| Politica Interna | ||||||
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Articoli simili di sicuro tuo interesse: Tutte le borse europee virano in zona negativa e lo spread fra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi supera la soglia di guardia di 470 punti base, mentre l’agenzia di rating americana Moody’s annuncia nuovi declassamenti per i debiti pubblici (non sovrani perché denominati nella moneta straniera euro) degli stati dell’Unione Europea.
Il vertice europeo del 8 e del 9 dicembre non ha cancellato i dubbi che i mercati internazionali nutrono nei confronti della crisi finanziaria dell’Unione Europea e in particolare sulla mancanza di soluzioni davvero credibili ed efficaci per evitare la crisi di liquidità e la fuga inarrestabile dei capitali. L’intenzione di rimandare l’unificazione fiscale, tanto invocata dalla Germania della cancelliera Merkel, fra i 17 paesi dell’eurozona a marzo 2012 non ha convinto gli operatori internazionali della finanza, che prevedono forse ulteriori lungaggini burocratiche e incapacità di prendere decisioni unanimi e tempestive da parte della tecnocrazia europea. La scelta della Gran Bretagna di David Cameron di chiamarsi fuori dal guazzabuglio dei nuovi trattati europei ha condizionato non poco la fuga degli investitori internazionali, perché ogni vertice europeo che non arriva a conclusioni credibili e condivise aggrava ancora di più la crisi di fiducia già in corso nei confronti dell’impalcatura scricchiolante dell’Unione Europea.
L’unificazione fiscale, le sanzioni amministrative e la cessione di sovranità democratica e decisionale dei governi nazionali agli organi sovranazionali dell’Unione Europea non sono misure che nell’immediato possono rimediare alla mancanza di liquidità delle banche europee e all’aumento dello spread dei titoli di stato di Italia, Spagna e Francia. Mentre sul mercato secondario lo spread ricomincia a volare e i titoli di stato italiani toccano di nuovo il rendimento limite del 7%, il ministero del Tesoro è riuscito a piazzare nell’asta primaria di collocamento 7 miliardi di nuovi titoli di stato BOT con scadenza ad un anno con un rendimento medio del 5,92%, che sebbene più basso di quello della precedente asta risulta ancora molto pesante per i bilanci pubblici italiani. Unica nota positiva è che la domanda di nuovi titoli di stato è stata praticamente doppia rispetto all’offerta di 7 miliardi del ministero del Tesoro, raggiungendo i 14 miliardi, ma questo dipende anche dal basso valore dei titoli comprati in asta e dalle alte possibilità di fare grande profitti speculando sul mercato secondario. Written by Piero Valerio
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I mercati hanno dato la loro prima sentenza sul fallimentare vertice europeo della scorsa settimana e hanno in pratica bocciato senza appello le decisioni confuse e poco efficaci dei tecnocrati e dei politici dell’Unione Europea.