| L'ANALISI. COSA RESTERÀ DEL PDL |
| Politica Interna | ||||||
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Articoli simili di sicuro tuo interesse: ... fiducia ed i provvedimenti al nuovo Esecutivo, è un dato di fatto; che Berlusconi continui a ripetere che «in questo momento dobbiamo sostenere Monti perché non c'è alternativa», è l'unico elemento di certezza che guida la politica del partito fondato dal Cavaliere! Era logico immaginare che sarebbe stata la creatura berlusconiana ad entrare più in crisi dopo l'inaugurazione di questa nuova stagione politica: senza il suo leader carismatico in primo piano (sia a capo del Governo, sia a capo dell'opposizione) il PDL non ha motivi di esistere, perde completamente la sua ragione sociale!
Angelino Alfano, designato Segretario e "delfino", mostra ogni giorno di più di essere il tributario di un potere che gli è stato concesso dall'alto. Tra le altre personalità nessuna spicca autonomamente, e nessuna è in grado di mettere in campo quella certa "visione dell'Italia" in cui gli eletti e gli elettori possano riconoscersi, e che sarebbe necessaria a tracciare un percorso credibile per la risalita. ...nel PDL si va avanti così, per assuefazione, nel solco tracciato dal suo fondatore, nella speranza di tenere insieme tutto il gruppo dei dirigenti e dei parlamentari: un'operazione, questa, che può risultare molto più facile rispetto a quella di mantenere fedeli gli elettori, una volta che ci si ripresenterà alle urne. Così, sulle liberalizzazioni, a dispetto di un mito ispiratore che, fin dal nome del partito, ha nella Libertà la sua massima aspirazione, ci si trincera dietro alla difesa degli interessi delle categorie sociali di riferimento, discostandosi anche dalle esperienze continentali, dove in genere la destra è aperta al liberalismo e al liberismo. Pure sulla legge elettorale (materia che è diventata di nuovo attuale dopo la bocciatura della Consulta dei referendum e dopo gli incontri del Presidente della Repubblica di questa settimana) gli amici dell'ex Premier si attestano sulla difesa del "Porcellum" rinunciando ad un altro principio che dovrebbe essere nel DNA di una forza moderata: quello meritocratico (per cui un deputato deve poter essere valutato e giudicato dai suoi elettori) e che ben si incardinerebbe in un sistema elettorale uninominale maggioritario. Avanti di questo passo - i sondaggi già da tempo registrano una caduta costante ed inesorabile - il consenso del PDL si esaurirà per inerzia, e con esso si esauriranno anche alcune delle idee di cui si è fatto portatore il suo Capo e che sono ormai entrate nel nostro immaginario politico collettivo: quella di avere un Governo designato dagli elettori, di un Presidente del Consiglio responsabile della politica nazionale, di un programma elettorale approntato e divulgato prima delle elezioni in modo da essere valutato dai cittadini, e quella, in generale, di una politica più aperta e più accessibile alla società cui è rivolta... Â
Nessun'altra forza politica esistente porta in sé queste idee: l'UDC vuole tornare indietro alla Prima Repubblica, col suo sistema elettorale proporzionale ed i suoi accordi sottobanco o accomodamenti momentanei tra le forze politiche in Parlamento. Quanto al PD, la voglia di potere (giacché privo di un ideale evidente), è da ritenersi la sua forza propulsiva - riflessoo di una classe dirigente che ha rinnegato il proprio credo di una vita, il comunismo, pur di non cambiar mestiere! - e che, aggregandosi agli ex-DC, sublima questa caratteristica. Quindi, le altre due forze politiche che formano la singolare maggiornanza oggi imperante, sono destinate a riversarsi anche nella prossima fase politica. Se gli elementi di novità rappresentati dal berlusconismo venissero estromessi dalla Terza Repubblica, a cosa saranno serviti questi ultimi 20 anni della nostra storia? Written by Simone Muri modificated by Manager_Igor Scarabel
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Che il Popolo della Libertà sia stato costretto obtorto collo ad appoggiare l'esperienza tecnocratica del Governo