KOKO: l'inizio della RIVOLUZIONE della COMUNICAZIONE sui SOCIAL!Dagli USA, è arrivata, Koko, una Social App, progettata per promuovere il benessere psico-fisico della persona. Con questo social, gli utenti, a differenza degli altri social, potranno mantenere l'anonimato ed usufruire della piattaforma, quando in periodi particolari e negativi delle loro vite, fossero bisognosi di sostegno, di consigli, di pareri, da parte di altri utenti. L'utente di Koko, mantenendo il proprio anonimato, non ha dunque sulla piattaforma, un profilo.

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E' arrivata recentemente dagli Stati Uniti d'America, la rivoluzione dei Social, che da inizio all'era degli psico-social.

Si chiama Koko, la prima Psico-Social App, che sta dando inizio a questa rivoluzione e che è da poco sbarcata sul mercato internazionale, con il motto dei suoi fondatori -L'Unione fa la forza-.

Lo psicologo e ricercatore americano, Robert Morris, è a capo del team di psicologi e ricercatori, che hanno progettato la Social App, Koko e ci spiega cos'è e come funziona la App.

-In cosa consiste esattamente Koko?-

Robert Morris, è ricercatore e psicologo presso il Media Lab del Massachussets Institute of Thecnology, e sottolinea come lui ed il suo team, siano profondamente convinti, come la "folla", ossia tutti gli utenti della App, sia fonte di enormi potenzialità nell'aiuto e nel sostegno, per coloro che, in certi periodi oscuri e negativi delle loro vite, avessero bisogno di consigli e di aiuto.

L'utente, tramite Koko, può chiedere qualunque tipo di consiglio abbia bisogno, senza vergogna nè timidezza, in quanto la piattaforma, gli garantisce l'assoluto anonimato e dunque la non necessità della creazione di un profilo, come invece accade sugli altri social.

-Quali sono le differenze tra Koko e gli altri social?-

Gli altri social, Facebook, Twitter, Instagram, etc., richiedono i dati degli utenti e la creazione di un profilo, quindi, a differenza della psico-social Koko, non possono garantire l'anonimato all'utente.

Lo psicologo e docente di psicologia dei media, Antonio Ascolese, presso la sede di Milano Sigmund Freud University di Vienna, concorda con il fatto, che Koko, sia solo l'inizio, di un rivoluzionario modo di comunicazione a livello social.

Giuseppe Riva, docente ordinario di psicologia e nuove tecnologie della comunicazione all'Università Cattolica di Milano, avrebbe dichiarato, a proposito dei social:- Siccome nell'interazione digitale non interviene il corpo, diventiamo per i nostri interlocutori quello che comunichiamo.

...Di noi possiamo dire e fare ciò che vogliamo-. (Dichiarazione ripotata dal settimanale Starbene del 9 maggio 2016).

Da recenti studi, sarebbe emerso che, su un campione di 2mila studenti, solo il 40% delle identità di questi, con le quali parlavano agli altri utenti di sè stessi, erano reali, mentre il 34% non corrispondeva esattamente alle reali identità degli studenti.

Da questo dato, si evincono le ragioni di Irene Scopelliti, docente marketing alla Cass Business School-City University di Londra, nell'affermare che, questi tipi di comportamenti che danno un'idea sbagliata di sè agli altri utenti, non possono creare dei legami reali e di solidarietà.

Se poi, tali comportamenti, vengono approvati dalla collettività virtuale, scatta come ovvio, la tendenza ad accentuarli, per attirare sempre più, l'attenzione verso di sè, per avere un pubblico sempre più vasto di sostenitori e follower.

-Come fa interagire Koko, gli utenti che si iscrivono ad essa?-

Antonio Ascolese, risponde dichiarando, che gli psico-social, instaurano un legame interattivo tra le parti che dialogano sulla piattaforma, apportando dei benefici sia per gli interlocutori che per coloro che risponderanno, che siano esperti oppure no.

Ciò, viene favorito dal fatto che la App è dedicata a quegli utenti, che vorranno servirsene per apportare a sè stessi benessere psico-fisico, ossia per vere esigenze di aiuto in momenti bui della vita.

L'apertura di dialogo più sincero tra i vari utenti, rispetto a quella degli altri social, viene favorita dalla garanzia dell'anonimato.

-Koko insomma, è una sorta di psicologo?-

Assolutamente no, rispondono i suoi progettisti.

La App non costituisce nè sostituisce, una vera e propria terapia effettuata da uno specialista.

Lo Psico-Social, si propone come aiuto di base, per depressioni, per ansie, anche quelle piccole di ogni giorno e di sostegno.

O, per coloro che intendano affrontarla, come parte integrante di una terapia effettuata da uno specialista.

Al limite, come un "APPROCCIO" di terapia alternativa", per coloro che non vogliono o non possono permettersi una terapia professionale.

Si stima che l'88% circa degli utenti del web, sia solito frequentare i Social Network.

In media, sono 13 le ore, che questo 88% circa di utenza, passa al mese sui Social.

Per persone d'affari, per politici, per chi si occupa di marketing, Tablet, Smartphone e Social, sono in questi ultimi anni diventati, dei veri e propri strumenti di lavoro.

Koko ed altri psico-social, in arrivo, costituiscono in pratica, un rivoluzionario modo di comunicare tramite la tecnologia, che consentOno ai propri utenti, di aprirsi agli altri senza restrizioni, e più sinceramente.

Mantenendo sempre la capacità da parte di tutti gli utenti, ovviamente, di distinguere un consiglio o un aiuto veramente amichevoli, da altri meno convincenti.

Il social, per ora, è disponibile in lingua inglese, valido per il sistema operativo iOS e si può scaricare sull'iPad o sull'iPhone dal web.

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