Donald Trump dovrà fronteggiare un nuovo scandalo, secondo buona parte dell'opinione pubblica avrebbe mentito agli americani.
Donald Trump dovrà fronteggiare un nuovo scandalo, secondo buona parte dell'opinione pubblica avrebbe mentito agli americani. 

Non c’è pace per Donald Trump, che dopo “Russiagate” deve fare ora i conti con un nuovo scandalo, questa volta legato ad una somma elargita ad una pornostar, l’attrice Stephanie Clifford, in arte “Stormy Daniels”, in piena campagna elettorale, in cambio del suo silenzio riguardo una relazione avuta nel 2006 con “The Donald”.

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Non è passato neanche un mese da quel 5 aprile, in cui Trump aveva spiegato ai cronisti di “non sapere nulla del pagamento” e di “rivolgersi al suo avvocato Michael Cohen”.

Ora invece tramite un tweet Trump ammette che “l’avvocato Cohen riceveva una somma mensile, ma il denaro non proveniva dai fondi della campagna elettorale”.

L’avvocato Cohen avrebbe stipulato con la pornostar un contratto che in America è noto come “Non disclosure agreement”. Questo tipo di accordo viene solitamente usato da star di Hollywood e personalità influenti per mettere a tacere voci che potrebbero danneggiare la loro immagine.

 LE TAPPE DELLA VICENDA 

La vicenda risale al 2016, durante la campagna elettorale in vista delle elezioni. La pornostar sostiene di aver avuto nel 2006 una relazione con Donald Trump, rischiando così di danneggiare l’immagine del candidato alla Casa Bianca.

A quel punto l’avvocato di Trump, Michael Cohen, contatta Stormy Daniels proponendole il versamento di un corrispettivo di 130 mila dollari in cambio del suo silenzio sulla vicenda. L’accordo viene siglato il 28 ottobre 2016 a Los Angeles.

Ma il 22 gennaio del 2018 il Wall Street Journal rivela i dettagli dell’accordo. Dal punto di vista giuridico, Trump e i suoi avrebbero violato le norme elettorali, che impongono la massima trasparenza sulle operazioni finanziarie dei candidati, non dichiarando la somma versata. 

LE DICHIARAZIONI DI RUDOLF GIULIANI 

Al “Fox News”, Rudolf Giuliani, ex sindaco di New York assunto da Trump per trattare col super procuratore Robert Muller sul caso “Russiagate”, ha dichiarato che l’accordo sottoscritto sulla base di 130 mila dollari è perfettamente legale in quanto la somma è stata elargita tramite una società, e non prelevando denaro dai fondi della campagna elettorale. L’avvocato Michael Cohen era stato incaricato dal presidente di risolvere la questione per poi venire successivamente rimborsato da Trump, il quale non era al corrente di che cosa si trattasse specificamente. Le cifre sono arrivate anche a 460-470 mila dollari”. Giuliani ha poi proseguito “ Cohen ha fatto il proprio dovere, evitando che la notizia si diffondesse in piena campagna elettorale”.

Tuttavia, questa versione cozza con le dichiarazioni rilasciate in precedenza proprio da Cohen quando lo scandalo era venuto a galla. L’avvocato di Trump aveva infatti specificato di aver usato le proprie risorse finanziarie per trovare l’accordo con la Daniels.

 LA REAZIONE DELL’AVVOCATO DELLA DANIELS

 Non si è fatta attendere la replica dell’avvocato Michael Avenatti, legale della Daniels: “Rudolf Giuliani potrebbe aver rilasciato quelle dichiarazioni nel timore che gli inquirenti avessero ormai accertato i movimenti finanziari di Trump, ma ormai è chiaro che le parole di Giuliani smentiscono la presa di posizione assunta in precedenza dalla Casa Bianca e dallo stesso Trump, che si era sempre dichiarato ignaro di tutta la faccenda”.

La vicenda sta rischiando di trascinare Trump nella bufera: questa volta secondo buona parte dell’opinione pubblica, “The Donald” avrebbe mentito agli americani.

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Vittorio Bottillo

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