Scuola, concorso docenti: insegnanti fermi al palo, ma cosa si aspetta?
Scuola, concorso docenti: insegnanti fermi al palo, ma cosa si aspetta?

Buona Scuola: cosa sta accadendo per chi ha partecipato al bando? Perchè così poche assunzioni a fronte dei posti che originariamente si dovevano assegnare? Cosa è andato storto e cosa devono anche aspettarsi gli insegnanti? Nell'articolo che segue si parlerà dell'odissea che gli insegnanti stanno vivendo senza riuscire ad avere risposte da parte del Governo...

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Buona Scuola: che fine hanno fatto i posti assegnati per gli insegnanti vincitori del concorso docenti?

Quanto tempo devono ancora aspettare gli insegnanti e perchè si sta ritardando così tanto?

Tanti i nodi che il MIUR, ad oggi, ancora avvolto in un ermetico silenzio, dovrebbe sciogliere, ma che suscitano non poche inquietudini per i promessi posti di lavoro: assunzioni messe a bando, ma del tutto incerte e procrastinate nel tempo, per i docenti vincitori e idonei, soprattutto delle classi di insegnamento di Infanzia e Primaria, dell’ultimo concorso scuola, bandito a seguito dell’approvazione della renziana legge 107/2015, la cosiddetta “Buona scuola”.

In ogni regione d‘Italia, infatti, i docenti candidati hanno dovuto, oltre che essere in possesso di titoli e abilitazioni utili per il solo accesso al concorso, superare delle dure prove selettive: lo scritto, computerizzato, la prova pratica e l’orale, e, per Infanzia e Primaria, scontrarsi all’indomani del non indifferente sacrificio compiuto con un numero del tutto irrisorio di cattedre disponibili rispetto a quelle messe a bando, sentendosi raggirati da un Governo, in realtà, mai eletto dai cittadini, sia pure in una nazione a regime di democrazia.

Nello specifico, per Primaria, dei 1096 posti banditi dalla legge. 107 da assegnare nell’arco del triennio successivo alla pubblicazione della stessa legge sulla Gazzetta ufficiale, le cattedre libere, da settembre 2017, sono solamente 143, il cui 50% fra l’altro è da dividere con i docenti precari inseriti già nelle GAE, ovvero nelle Graduatorie ad esaurimento che, a seguito di un emendamento approvato dal PD durante il Governo Renzi, dovranno essere svuotate in ogni regione d’Italia.

Ancor più critica la situazione in cui versano vincitori e idonei della classe di concorso di Infanzia, dove delle 449 cattedre messe a bando dalla legge 107 le assunzioni realmente possibili da settembre saranno solamente 88, il cui 50%, anche in questo caso, è da dividere con i docenti precari delle GAE.

La lenta macchina messa a moto dal MIUR per la correzione delle prove scritte ha necessitato di tempi biblici, conferendo allo svolgimento dell’intero concorso una durata annuale.

La pubblicazione delle graduatorie è, invece, attesa a giorni dall’USR Sicilia.

Graduatoria che, secondo i dettami della l. 107, avrà validità fino ad agosto 2018 avendo però come suo incipit la messa a bando della legge, ovvero il 2015, tralasciando del tutto però la reale chiusura delle procedure di selezione dei candidati avvenuta soltanto un mese fa.

Insomma, oltre il danno, della penuria reale di cattedre, la beffa di un triennio in realtà non tale.

Per di più, dato che per le classi di concorso relative ai docenti delle superiori il DPR 59/17 prevede lo scorrimento, per le assunzioni, oltre il 10% dei candidati risultati idonei, tale possibilità di assunzione non è stata, invece, estesa anche ai docenti di Primaria e di Infanzia.

Decisione, assunta dal MIUR, che ha suscitato la pronta reazione di Anief, il giovane sindacato dei docenti, che ha già avviato le procedure di ricorso collettivo per proseguire la giusta battaglia in tribunale. Un dicastero, il MIUR, che pare tralasciare persino i dettami della sentenza della Corte di Giustizia europea del novembre del 2014 che impone all’Italia il superamento del precariato nel mondo della scuola attraverso un rinnovo non illimitato dei contratti di lavoro a tempo determinato ed il reclutamento del personale docente ogni tre anni tramite l’indizione di pubblici concorsi, dettame del tutto in linea, fra l’altro, con l’art. 97 della stessa Costituzione italiana che impone tale via per l’assunzione dei docenti.

Ma si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

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Articolo scritto da:

Carmelo Riccotti La Rocca, il Capo Redattore (leggi la sua biografia).

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