Ragusa, Volontari Vigili del Fuoco appiccavano incendi per prendere soldi: il vizietto del turno D!!
Ragusa, Volontari Vigili del Fuoco appiccavano incendi per prendere soldi: il vizietto del turno D!!

Volontari Vigili del fuoco appiccavano incendi per prendersi le indennità. Smascherata una squadra di volontari che avevano messo in atto una strategia per truffare lo Stato.

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Ragusa: Avevano architettato un sistema ben studiato per percepire le indennità che spettano ai volontari dei Vigili del Fuoco, 10 euro a chiamata, chiedendo interventi per emergenze inesistenti o appiccando loro stessi gli incendi.

I fatti si sono registrati in Provincia di Ragusa della quale ci siamo occupati recentemente per la morte dell'attore Marcello Perracchio e per la fiction del Commissario Montalbano.

Con l’accusa di truffa ai danni dello stato italiano e per incendio, la Polizia di Stato – Squadra Mobile – ha tratto in arresto, su mandato della Procura della Repubblica di Ragusa, Davide Di Vita, vittoriese di 42 anni per aver fatto parte di un gruppo di 15 volontari dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Santa Croce Camerina (il paese del piccolo Loris Stival) che, al fine di percepire indebite somme di denaro, appiccava incendi e simulava richieste di intervento.

Il Pubblico Ministero titolare delle indagini, Valentina Botti,  ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa la misura cautelare nei confronti di tutti e 15 gli indagati.

Le indagini sono scattate grazie alla segnalazione del comando provinciale dei vigili del fuoco di Ragusa che aveva notato una certa anomalia nel numero di interventi della squadra D dei volontari in forza al distaccamento dei Vigili del Fuoco di Santa Croce Camerina.

Quando di turno c’era il gruppo D, le richieste di intervento aumentavano in maniera esponenziale.

Le indagini hanno avuto inizio nel 2015 ed hanno riguardato gli anni a partire dal 2013 e fino al 2016.

Dal comando provinciale c’era il sospetto che i volontari avessero potuto falsare delle richieste di intervento, ma mai si sarebbe potuto pensare che arrivassero addirittura ad appiccare loro stessi gli incendi.

La prima anomalia riscontrata che ha permesso l’avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno “D”.

Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più.

A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120 creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.

Le indagini condotte dalla Mobile hanno permesso di appurare quale fosse il modus operandi del gruppo criminale.

I componenti del turno “D” erano conosciuti da tutti gli altri colleghi che operavano onestamente e la loro avidità ha permesso di far emergere le condotte criminali poste in essere.

In molte occasioni i volontari, chiedevano “aiuto” a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi.

Scandagliando le singole modalità messe in atto, emergeva che gli indagati fossero talmente avidi di denaro che non si preoccupavano di utilizzare i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste.

L’esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false.

Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di “animali vaganti” così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente.

Parenti ed amici venivano istruiti alla perfezione ma ogni tanto commettevano errori.

Esaminando tutte le singole schede d’intervento si è riusciti scoprire la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti ( degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti ma cambiava il nominativo del richiedente.

La terza modalità di truffa ai danni dello Stato era sicuramente la più grave in quanto si configurava mediante incendi appiccati solitamente con artifizi pirotecnici.

Questa tecnica investigativa ha permesso di appurare che Di Vita, con la complicità degli altri volontari, durante il turno di servizio, a bordo della sua auto si allontanava dal distaccamento di Santa Croce Camerina, appiccava l’incendio o effettuava una segnalazione falsa, poi rientrava in caserma ed aspettava che la centrale operativa del 115 li inviasse sul posto.

Ad appiccare gli incendi spesso era Di Vita che passava velocemente con il suo furgoncino lanciando del terreno un artifizio pirotecnico Fondamentali per la svolta delle indagini sono state le testimonianze di alcuni componenti della squadra e non solo, ma anche l’utilizzo delle che hanno permesso di registrare dei colloqui tra gli indagati e per loro stessa ammissione e reciproche accuse, emergevano e venivano cristallizzate ulteriori fonti di prova.

Gli indagati hanno commesso i reati prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina luogo dove insiste il distaccamento dei Vigili del Fuoco volontari ma anche in altri territori vicini.

Per l’attività del Gruppo D c’è stato solo un momento di rallentamento dell’attività criminale quando si registrò l’omicidio di Giorgio Saillant, il vigile del fuoco ucciso nel gennaio 2016, capo squadra effettivo del Gruppo D.

La preoccupazione dei volontari era quella che le indagini sull’omicidio in qualche modo potessero ricondurre gli inquirenti alle loro malefatte, anche perché la sera dell’omicidio la squadra D era di turno e i volontari furono sentiti dalla Mobile.

Ifatti reato sono stati immediatamente interrotti per espressa volontà della Procura della Repubblica proprio per la pericolosità di quanto messo in atto dagli indagati.

Questa scelta immediatamente eseguita dalla Squadra Mobile di Ragusa, ha interrotto la condotta criminale e quindi il GIP, in sede di valutazione delle esigenze cautelari, ha ritenuto di non applicare una misura restrittiva della libertà personale per 14 dei 15 indagati in quanto i fatti reato erano del 2015.

Diversamente ha valutato la posizione di Davide di Vita sottoponendolo agli arresti domiciliari perché ha continuato a reiterare il reato

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FONTI:

Per il contenuto: dell'autore.

Per l'immagine: Squadra Mobile di Ragusa

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