Il caporalato come piaga sociale: cosa prevede la legge
Il caporalato come piaga sociale: cosa prevede la legge.... 

Il caporalato non può e non deve diventare strumento per la propaganda politica. I cittadini non hanno più l'anello al naso: vogliono soluzioni e non proclami, l'eliminazione del problema e non il populismo. Se nessuno oltre agli immigrati va a raccogliere quei pomodori che gli italiani lascerebbero tranquillamente a terra, bisogna intervenire per regolamentare il settore, dotandolo di leggi chiare e ineludibili. Se è vero che gli extracomunitari devono lavorare per evitare che possano essere indotti a delinquere, non si può lasciare che ci sia chi si arricchisce illecitamente, con tanto di minacce, sulla loro pelle.

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Troppa indifferenza in una regione come la Puglia dove il caporalato è prassi? E' una domanda alla quale deve rispondere tutto il Paese, tutta la classe politica italiana: non solo la Sinistra che pure governa il territorio da tanti anni.

Ricordiamo che la Legge sul reato di caporalato è entrata in vigore il 4 novembre 2016; si tratta della Legge 199 del 29 ottobre 2016 recante: disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

La norma di contrasto al caporalato è stata approvata in via definitiva dal Parlamento il 18 ottobre 2016; si inaspriscono le pene per chi commette questo genere di reati; infatti la nuova disciplina prevede una pena per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, che andrà da 1 a 6 anni di reclusione.

Si tratta di pene aumentabili fino ad 8 anni se c’è violenza o minaccia e una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

La legge stabilisce che commette il reato di caporalato chiunque: recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.

Non solo: anche chiunque utilizzi, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di cui al precedente punto, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

E' previsto inoltre che se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni.

Nel  "tariffario" spunta poi la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Lo sfruttamento è configurabile in presenza di una o più condizioni: reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.

Nel mirino a sua volta la reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie; sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro; sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

Sono aggravanti specifiche e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà: il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre.

La legge sul caporalato prevede inoltre importanti disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

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FONTI:

Per il contenuto: Caporalato: cos’è e cosa prevede la legge per il reato di sfruttamento del lavoro, lavoroediritti.com, Antonio Maroscia, 8 agosto 2018.

Per l'immagine: www.we-news.com 

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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