LA RIVALUTAZIONE DELLA MONETA CINESELa notizia che viene dalla Cina è di quelle che pesano: lo yuan o renminbi (moneta del popolo) che dir si voglia, sarà rivalutato rispetto al dollaro (nei cui confronti ha un tasso di concambio fisso attorno a 6,83 yuan per 1 dollaro) probabilmente ad un valore attorno al 10%: non così tanto da danneggiare le esportazioni su cui si fonda la sua "formidabile" economia, né in modo così repentino da portare ad una svalutazione improvvisa della divisa americana, perché le Autorità di Pechino hanno accumulato, come riserva, 2.500 miliardi di dollari; vale a dire quanto il P.I.L. annuale di una Nazione come la Francia.

La mossa serve, innunzitutto, alla "casta" politica cinese per non finire nel mirino delle critiche al prossimo G-20 di Toronto.

Un assaggio di queste critiche, il regime, lo aveva avuto servito da Obama in una missiva che il presidente americano aveva inviato a tutti i Paesi partecipanti al vertice e che lamentava gli scarsi risultati ottenuti rispetto alla strategia di riequilibrio monetario e commerciale, che fu a sua volta decisa al G-20 di Pittsburgh.

La mossa di Pechino, ovvero la rivalutazione "cosmetica" della moneta, è quindi senz'altro una mossa tattica; e per averne la certezza basta andarsi a leggere come la Banca centrale cinese ha avvolto il comunicato in tutte le cautele del caso: la banca centrale, si legge, «ha deciso di procedere ulteriormente con la riforma del tasso di cambio dello yuan per aumentarne la flessibilità. La banda di oscillazione resterà la stessa annunciata in precedenza», perché «non esiste una base per una rivalutazione su larga scala». La banca centrale, infine, «lascerà che il mercato mantenga il tasso di cambio fondamentalmente stabile a un livello conforme ed equilibrato» tale da «ottenere la stabilità macroeconomica e finanziaria della Cina»!

...Con buona pace di chi ritiene (alcune stime provenienti dagli Stati Uniti, ad esempio) che la moneta cinese sia sottovalutata del 40% rispetto al dollaro!

Per poter procedere ad una rivalutazione che tenga maggiormente conto della realtà economica del loro Paese, secondo gli economisti, la Cina dovrebbe passare ad un altro modello economico basato sulla crescita dei consumi interni, quando adesso, invece, la crescita si basa solo sul vantaggio commerciale delle loro merci esportate. E per fare questa "rivoluzione" occorre del tempo e tanta cautela da parte di un regime paternalistico e autoritario che non contempla salti nel buio né svolte repentine.

Ma che, allo stesso tempo, è ormai consapevole del ruolo che il Paese è venuto ad assumere nel mondo.

Written by Martina Nardari...published by Manager_Alessandro Bechis

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