obamaL'Europa, guidata dalla Germania, ha nel rigore sui conti pubblici il suo "credo" economico; gli Usa, il Giappone ed i Paesi emergenti non intendono rinunciare agli stimoli economici per uscire dalla crisi globale; la Cina gioca per sé in una prospettiva tutta sua...

Nessuno dei blocchi di interesse sopra presentati ha avuto la forza di imporre la propria visione sugli altri, anche se gli europei fanno notare che gli obiettivi del dimezzamento del deficit nei prossimi 3 anni e della stabilizzazione del debito entro 6 anni è una loro vittoria.

Sul campo hanno però dovuto abbandonare la proposta di una tassazione sulle banche, dato che il vertice ha lasciato ogni Nazione libera di introdurla secondo le proprie modalità, e l'altra proposta di una tassazione globale sulle transazioni finanziarie che, invece, non è neanche stata presa in considerazione negli obiettivi finali (entrambe le misure erano di ispirazione teutonica).

La Cina ha ottenuto che dal comunicato scompaia ogni riferimento alla sua politica monetaria, dai suoi dirigenti considerata come questione interna, e così è stato: il riferimento alla flessibilità del tasso di cambio tra le monete è assai vago.

L'unico disegno che esce dal G-20 di Toronto è che ogni Paese adeguerà alla propria realtà le scelte necessarie a dare vigore alla crescita economica.

Non c'è quindi una strategia comune: "ognun per sé" sembra essere il motto adottato dai Grandi anche se è abbastanza chiaro che, come ha sostenuto il FMI, soltanto una strategia concordata si può guidare il mondo fuori dalla crisi.

Alla fine del vertice internazionale, per l'Italia tirano le loro conclusioni il Presidente del Consiglio ed il Ministro dell'Economia.

Berlusconi parlando a proposito del dimezzamento del deficit è sembrato lanciar messaggi ai fronti aperti nella politica nazionale: «Ci dovremo rassegnare a diminuire le nostre spese. Abbiamo messo gli occhi dentro l'amministrazione dello Stato, le Regioni, le Province e i Comuni e ci si e' accapponata la pelle: è chiaro che chi ha la responsabilità di governare le Regioni difende lo staus quo, ma pur essendo difficile e doloroso, non si può andare avanti così a sprecare i soldi dei cittadini.»

Ma almeno, gli italiani, dimostrano di aver preso seriamente questo obiettivo.

Il Presidente Obama, invece ha dichiarato: «Diversi dei nostri partner europei stanno operando difficili decisioni: ma dobbiamo essere consapevoli che la nostra salute fiscale sarà basata in futuro in gran parte sulla nostra abilità nel creare oggi crescita e occupazione», con ciò sminuendo la portata degli obiettivi di risanamento.

La sensazione è che subito dopo l'esplosione della crisi i vari Paesi erano pronti a coordinare le proprie politiche pur di evitare i futuro che si ripresentassero situazioni simili.

Adesso che la ripresa economica, pur timidamente, sembra riaffacciarsi, soprattutto negli Stati Uniti, non si è più disposti a quei sacrifici, giudicati solo un anno fa "necessari".

Al che viene da domandarsi se non abbia ragione il Primo ministro Cameron a giudicare inutili questi incontri: se ogni Nazione si presenta con i propri obiettivi e poi non accetta di raggiungere un compromesso costruttivo, a che serve questo tipo di incontri internazionali?

Written by Simone Muti...published by Manager_Alessandro Bechis

«Quanto ti è piaciuto questo articolo???»
... Aiutaci:

1) Condividendolo sui Social Network;

2) e Registrandoti per Commentarlo QUI sotto.

Grazie di cuore!

N.B. L'autore di questo articolo manleva da ogni qualsivoglia responsabilità questo sito e chi vi ci lavora per qualunque danno arrecato. Se pensi che ci sia stato dichiarato il falso e/o siano state commesse delle infrazioni legali, scrivici per poterti mettere in contatto direttamente con l'autore che si assume il 100% della responsabilità.