Tra Pyongyang e Washington non ci sono più parole, ma solo minacce
Tra Pyongyang e Washington non ci sono più parole, ma solo minacce

Le ore della diplomazia sono agli sgoccioli e segnalare che fra USA e Corea del Nord possa scoppiare una guerra vera, non è semplice sensazionalismo. Ci sono purtroppo punti di riferimento, segnali ahinoi concreti. Il ruolo della Russia e della Cina in queste ore è molto marcato e pressante sul piano della dissuasione, ma fino a questo momento non ha prodotto risultati concreti. Da una parte c'è Donald Trump e dall'altra il dittatore nord-coreano a cui, forse, non sembra vero di ritrovare sulla barricata opposta del mondo un guerrafondaio come lui. Tutto nasce evidentemente da quel bombardamento a stelle e strisce della Siria, con quel numero sinistro, 59, che corrisponde al numero di missili Tomahawk scaricati a terra. Da quel momento, tutte le persone di buona volontà hanno potuto riscontrare una escalation di parole e si segnali nefasti. In queste ore la Cina viene segnalata e dipinta come la principale alleata del dittatore di Pyongyang, ovvero Kim-Jong-Un, ma la sensazione è che il primo a volersi smarcare da Pechino sia proprio il giovane dittatore.

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Sulla scena di "guerra", anche se fa molta impressione anche solo fare questa descrizione, sono presenti, e non vogliono adeguarsi al ruolo di comparse, anche Seul e Tokyo, ovvero la Corea del Sud e il Giappone da sempre insofferenti nel confronti dell'oscuro monolite nucleare nord-coreano.

Ricordiamo che, storicamente, la ripartizione della penisola coreana in due, Nord e Sud, era avvenuta in prima battuta nel 1949, ma poi ribadita dopo la cruenta guerra di Corea che durò per ben tre anni, dal 1950 al 1953, e che lasciò sul campo quasi tre milioni di vittime.

Cifre spaventose, che la diplomazia mondiale ha il dovere di spezzare sul nascere evitando corse pericolose e avventate verso un conflitto che rischierebbe poi, evidentemente, di propagarsi a livello mondiale. 

Oggi sono in molti a pensare che sulla Corea del Nord, il suo regime disumano e i suoi istinti minacciosi, si sia tergiversato troppo.

Probabilmente è vero, si poteva e si doveva fare qualcosa prima, anche se gestire e rinviare è servito a preservare la pace mondiale per alcuni decenni su un fronte evidentemente molto delicato.

Il Pentagono sta valutando e soppesando la situazione, conscio del fatto che sugli USA ricadono forti responsabilità.

Non soltanto nei confronti del proprio popolo, ma anche in nome e per conto degli Alleati.

Il Giappone ad esempio: è vero che Tokyo non ha la bomba atomica si cui si è dotata invece la Corea del Nord.

Ma questo è avvenuto per il senso di responsabilità nipponico verso gli Stati Uniti.

E' stata Washington storicamente a dissuadere il Giappone e adesso proprio da Tokyo e dintorni si guarda agli USA come alla Nazione che deve mantenere la parola data in relazione alla protezione da Pyongyang.

Donald Trump, uscito vincente dal duello elettorale dei mesi scorsi con Hillary Clinton anche se all'inizio sembrava potesse essere sconfitto, riuscirà in questa vicenda, è il Mondo che se lo chiede, ad essere lucido e con i nervi saldi?

Con il fiato sospeso, in queste ore e in questi giorni molto delicati, c'è soprattutto una città: Seul.

La Corea del Sud, luogo di frontiera rispetto al regime Nord-coreano, è consapevole di rischiare la prima onda del conflitto.

Ma proprio verso Seul, giungono rassicurazioni dai centri nevralgici degli USA convinti con blitz, esattamente come accaduto in Siria ma all'ennesima potenza sul piano dell'intensità, di mettere in breve tempo Pyongyang e dintorni in condizione di non nuocere.

Certo, queste sono sempre le previsioni dell'ante-guerra, che rischiano sempre di essere smentite dai fatti.

La Storia insegna che il conflitto bellico si trasforma, il più delle volte, in una palude dalla quale è poi lungo e doloroso uscirne.

Ciò che resta di confortante è che i primi movimenti statunitensi nella possibile zona del conflitto sono soprattutto difensivi, con un mega-radar a stelle e strisce che peraltro non ha fatto fare salti di gioia alla Cina, ma anche con il vero, nuovo, Fattore, che gli USA sono in grado di mettere in campo.

Ovvero il cyber-boomerang.

Se infatti la Corea del Nord decidesse sciaguratamente di passare alla vie di fatto mettendo in pratica l'eterna minaccia della bomba atomica, gli strumenti elettronici degli Stati Uniti potrebbero intervenire sul percorso del missile fino a deviarlo, a neutralizzarlo e a re-indirizzarlo direttamente sul territorio nord-coreano.

Ma anche a considerare il possibile conflitto da questo punto di vista, non fa dormire sonni tranquilli proprio a nessuno.

Nemmeno alla Russia.

E voi? Quanto pensate sia probabile una Guerra degli Stati Uniti d'America contro la Corea del Nord?

Quanto può essere realistico un attacco di Donald Trump contro il regime dittatoriale di Kim-Jong-Un?

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FONTI:

Per il contenuto: Corea del Nord:  il regime sfoggia i nuovi missili, La Repubblica, 15 Aprile 2017

Per l'immagine: www.we-news.com

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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