Trump fa sul serio: muro anti scalata fra Stati Uniti e Messico
Trump fa sul serio: muro anti scalata fra Stati Uniti e Messico. 

Perchè il muro? Perchè i muscoli? Perchè una propaganda crassa, quando una barriera di separazione fra Stati Uniti e Messico già esiste? Sono in molti a chiederselo, adesso che architetti italiani (e anche spagnoli per la verità) propongono alberi, quindi verde e ambiente, per separare le due nazioni, mentre Donald Trump vuole proprio il muro bello e buono. La barriera di separazione attuale tra Stati Uniti d'America e Messico, il muro di Tijuana, è una barriera di sicurezza costruita dagli Stati Uniti lungo la frontiera al confine tra USA e Messico per impedire agli immigranti illegali di oltrepassare il confine statunitense.

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Ebbene sì, l'amministrazione statunitense capeggiata da Donald Trump ha scelto le quattro imprese che dovranno realizzare i prototipi del muro che il presidente americano intende costruire al confine con il Messico.

Le quattro società sono la Caddell Construction dell'Alabama, la Texas Sterling Construction, la Fisher Sand & Gravel dell'Arizona e la W.G.Yates & Sons Construction del Mississippi.

Aziende serie, gruppi importanti, ma...i soldi ci sono? Non solo: chi paga?

Nel cuore degli Usa, il Congresso ha il "braccino" tirato sui fondi da destinare all'operazione muro e anche se il presidente Trump insiste che sarà il Messico a dover pagare, la sensazione è che sia una storia ancora tutta da scrivere.

Ad oggi i fatti sono che per l'anno 2018 il bilancio stanziato è di 1,8 miliardi di dollari, mentre la costruzione del muro dovrebbe costare 20 miliardi.

Solo la realizzazione dei modelli e dei prototipi di recinzione comporta un costo che oscilla fra i 400mila e i 500mila dollari: solo progetti, bozzetti...

In ogni caso il muro dovrà essere alto nove metri, dovrà essere anche "anti-scalata" per scoraggiare gli immigrati illegali diretti a scavalcare la barriera e raggiungere gli Stati Uniti.

Una volta si diceva mettete dei fiori dentro quei cannoni...Oggi si potrebbe dire, mettete degli alberi al posto di un freddo e alienante muro...

Non è solo un modo di dire, visto che quattro architetti bolognesi hanno vinto un concorso internazionale di idee immaginando un muro di alberi come confine fra Usa e Messico.

Come i bolognesi, ci sono anche gli spagnoli di Archstorming che propongono lo slogan "Unbuild the wall", smontiamo il muro di Nogales, cittadina metà in Arizona e metà in Messico, dove il muro esiste già.

In realtà l'idea italiana è diversa e particolareggiata, visto che nel progetto di Stefano Bastia, Nicola Magri, Eurind Caka e Giovanni Sanna, appunto i quattro architetti bolognesi, gli attuali check point e la barriera di acciaio vengono sostituiti da una doppia fila di alberi, una piazza, spazi polivalenti.

Rimane presente l'elemento di controllo caro alle autorità americane e a Trump soprattutto: intatta anche sorveglianza sui flussi migratori (torri di controllo e sensori di movimento), ma in questo caso sarebbe la natura a non il cemento a dirimere la questione e a tenere due pezzi di territorio divisi e separati.

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FONTI:

Per il contenuto: Un muro di alberi al confine Usa-Messico, bologna.repubblica.it, 30 Agosto 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com 

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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