Ore cruciali al Consiglio di sicurezza ONU
Ore cruciali al Consiglio di sicurezza ONU. 

La sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza sugli eventi recenti in Iran, caldeggiata dagli USA, oltre all'unanime condanna delle violenze ha evidenziato una sostanziale divisione sul follow-up. Perché mentre gli Usa conservano la posizione più intransigente, Cina e Russia considerano le proteste affari interni di Teheran, e l'Europa non è disposta a retrocedere sul nucleare.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha richiesto con urgenza la riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla questione Iran schierandosi apertamente a sostegno della parte di popolazione che protesta contro il governo iraniano.

Immediata la reazione del Ministro degli esteri russo Siergey Ryabkov che ha dichiarato: "Gli Stati Uniti continuano la loro politica di interferire in modo aperto o nascosto negli affari di altri stati con l'apparente preoccupazione per i diritti umani e la democrazia, attaccando spudoratamente la sovranità di altre nazioni ... ".

Immediata anche la reazione del ministro degli esteri iraniano Javad Zarif che interviene su Twitter: "...Trump  ha preso una cantonata!", asserendo che la maggioranza del Consiglio delle Nazioni Unite sia d'accordo nell'applicare in toto l'accordo sul nucleare con l'Iran e soprattutto la non interferenza nelle politiche interne degli altri paesi.

Il consiglio si è riunito ma nessuna dichiarazione ufficiale è ancora arrivata da parte della presidente di turno kazaka Alma Konurbayeva.

I membri del consiglio sono entrati alla riunione  divisi tra l'opinione russa e quella statunitense, dovranno decidere se l'allarme gridato da Donald Trump sia un interferenza esterna agli affari interni dell'Iran.

Il mondo attende di capire se la presidenza degli Stati Uniti possa o meno interferire nelle politiche e dinamiche interne degli altri stati membri dell'Onu, cosa non di poco conto per quanto riguarda la gestione dei rapporti tra le varie nazioni, rapporti non sempre facilmente gestibili

In ogni caso l’annunciata sessione del Consiglio ha evidenziato l’impegno di tutta la comunità internazionale nel monitorare l’andamento della situazione, e nello spronare il regime di Teheran a gestire la crisi con mezzi pacifici. Tayé-Brook Zerihoun, Assistant Secretary-General for Political Affairs, ha relazionato in merito alle manifestazioni andate in scena a partire dal 28 dicembre scorso, quando centinaia di iraniani hanno dato il via alla protesta nella città di Mashhad.

Si tratta della seconda più grande del Paese, al suono di slogan contro l’asprezza delle condizioni economiche.

Secondo i dati ufficiali iraniani, sarebbero 20 le persone rimaste uccise durante le proteste, inclusi un ragazzo e un poliziotto, mentre, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno iraniano, almeno un migliaio di persone sarebbero attualmente detenute.

Cosi’, di fronte ai suoi colleghi riuniti intorno al prestigioso tavolo circolare del Consiglio di Sicurezza, l’ambasciatrice Haley ha ancora una volta puntato il dito contro il regime.

Le sue parole: "Oggi il popolo iraniano parla al proprio Governo, e il suo messaggio e’ innegabile: basta supportare il terrorismo. Basta dare milioni dei nostri soldi ad assassini e dittatori. Basta svendere la nostra salute in foreign fighters e guerre per procura".

L’ambasciatrice ha inoltre ribadito che gli Stati Uniti "stanno incondizionatamente con coloro che in Iran sono in cerca della libertà per se stessi, di prosperità per le proprie famiglie, e di dignità per la propria nazione"-

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