Botta e risposta sul
Botta e risposta sul "fronte" occidentale... 

L'onda lunga delle dichiarazioni prosegue senza sosta. Dopo l'attacco missilistico contro i presunti siti chimici siriani avvenuto nella notte tra venerdì e sabato, cominciano le prime divisioni nel fronte occidentale. Dopo le dichiarazioni di Macron, la replica della Casa Bianca "Trump vuole che le truppe rientrino il prima possibile".

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Dopo l’attacco missilistico contro la Siria di Assad, avvenuto venerdì notte, il fronte occidentale comincia a dividersi. A tenere banco oggi è lo scambio di battute tra Donald Trump ed Emmanuel  Macron.

Oggetto della discussione le dichiarazioni rilasciate da Macron dopo la missione, e successivamente smentite dal Pentagono. Il presidente francese aveva dichiarato in un intervista al canale francese Bfm tv che “dieci giorni fa il presidente Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti intendevano ritirarsi dalla missione in Siria. Noi l’abbiamo convinto della necessità di un impegno a lungo termine per risolvere la questione siriana”.

A smentire le dichiarazioni di Macron ci ha pensato un portavoce della Casa Bianca “la missione delle forze militare impiegate in Siria non è cambiata, e il presidente Donald Trump vuole che rientrino il prima possibile”. La Casa Bianca ha quindi specificato che la natura della missione degli Stati Uniti in Siria è principalmente anti terroristica.

Sempre nella sua intervista in tv il presidente francese aveva affermato che la missione contro Damasco aveva provocato la separazione tra Russia e Turchia. La replica del governo turco non si è fatta attendere. Il vicepresidente Bekir Bozdag ha smentito seccamente Macron “la nostra politica è differente da quella di Russia, Iran e Stati Uniti, siamo contrari al sostegno incondizionato al regime”.

Nel frattempo gli ispettori dell’Opac (Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche) sono arrivati in Siria da due giorni ma non sono ancora riusciti ad entrare a Douma, trovandosi perciò impossibilitati a svolgere il proprio lavoro.

A rivelarlo è stato il capo dell'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Il direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu, ha spiegato che funzionari russi e siriani  sostengono che non vi siano ancora le condizioni di sicurezza per consentire l’ingresso agli operatori. Il Cremlino ha respinto le accuse.


La smentita è arrivata direttamente dal portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, il quale ha dichiarato “Le Nazioni Unite hanno dato agli ispettori tutte le autorizzazioni possibili, stiamo dando ai nostri operatori tutto il sostegno possibile”

Anche Theresa May punta il dito contro Damasco e Mosca.

Nella sua relazione alla Camera dei Comuni riguardo i raid compiuti venerdi notte, la premier britannica ha dichiarato “la Siria e la Russia impediscono agli ispettori dell’Opac di arrivare a Douma”.

La May ha poi proseguito “"Abbiamo ritenuto d'intervenire in anticipo perché avevamo già le prove sull'uso delle armi chimiche da parte del regime siriano. L’attacco missilistico è avvenuto perché era la cosa giusta da fare, non perché ce lo ha chiesto Donald Trump”

Anche gli Stati Uniti, attraverso il proprio ambasciatore Ken Ward, accusano il fronte russo-siriano.

Ward ha infatti dichiarato che “i russi potrebbero aver già visitato il luogo del possibile attacco chimico a Douma, e siamo preoccupati del fatto che possano aver alterato le prove, nell’intento di ostacolare la verifica dei fatti da parte degli ispettori dell’Opac”.

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