CDA banca ETRURIA sotto INCHIESTA: nel mirino la buonuscita di Luca BRONCHI!Non è ancora ufficiale se la Procura di Arezzo, la quale si sta occupando del fallimento di Banca Etruria, abbia aperto un fascicolo, ma è pubblica ed ufficiale, la notizia, che l'intero Consiglio di Amministrazione della banca, sia finito sotto inchiesta. In modo particolare, nel mirino della Procura, sarebbe finita la buonuscita di Luca Bronchi, il quale lasciando l'incarico di direttore generale di Etruria nel 2014, ricevette una buonuscita di un milione e 200mila euro!

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La Procura di Arezzo, la quale si sta occupando della vicenda del fallimento di Banca Etruria, non ha ancora resa nota pubblicamente la notizia, circa l'apertura di un fascicolo in proposito, ma certa è la notizia che l'intero Consiglio di Amministrazione della banca, sia finito sotto inchiesta!

In modo particolare, nel mirino della Procura, sarebbe finita, la buonuscita dell'ex direttore generale di Etruria, Luca Bronchi.

Luca Bronchi fu direttore generale di Etruria, dal 2008 al giugno 2014, mese ed anno, nei quali in una seduta del CDA, si decise la cifra della buonuscita di Bronchi: un milione e 200mila euro!

Riguardo a tale seduta ed alla decisione del CDA di  remunerare Bronchi con una così considerevole cifra di buonuscita, la Procura di Arezzo, avrebbe per intanto, affidato alla Guardia di Finanza un'indagine.

Secondo gli ispettori di Banca d'Italia, per la buonuscita di Bronchi, il CDA di Etruria, non avrebbe rispettato in pieno, i parametri per il calcolo della cifra.

Questo, perchè  Bronchi, non avrebbe ricoperto il suo incarico fino a fine mandato, ma ci fu risoluzione contrattuale anticipata, con l'aggravante della consapevolezza da parte del CDA, che la banca stesse andando incontro a fallimento e Bronchi, pur essendo stato direttore dal 2008, non fu chiamato a rispondere di nulla!

Come successore di Bronchi, fu scelto per l'incarico di direttore generale, Daniele Cabiati, al quale, contrattualmente parlando, furono promessi all'incirca 300mila euro per il suo mandato, nonostante le condizioni precarie della banca.

Nel febbraio 2015, la Banca Etruria viene commissariata: i commissari della banca, sono: Antonio Pironti e Riccardo Sora.

Pironti, si affretta a sottolineare, come il lasciare una banca in simili condizioni finanziarie per lungo tempo, faccia perdere fiducia e trasparenza, che dovrebbero riguardare ogni attività finanziaria!

A fine maggio 2015, il direttore Cabiati, decide di lasciare la direzione di Etruria.

Così Pironti e Sora, assumono pieni poteri direzionali all'interno della banca.

L'attuale Consiglio di Amministrazione, sarebbe ora guidato da Lorenzo Rosi e dai vice-direttori, Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre dell'attuale Ministro per le Riforme del governo Renzi, Maria Elena Boschi.

L'attuale presidente del CDA Rosi, ed il suo predecessore Giuseppe Fornasari, presidente CDA all'epoca della risoluzione contrattuale della posizione di direttore generale di Bronchi, rischiano ora di finire sotto processo a causa delle loro politiche riguardanti le remunerazioni, i premi di produttività, prestiti concessi senza comunicazione della presenza di confliti d'interessi.

L'11 febbraio 2016, il Tribunale di Arezzo, dichiara ufficialmente -insolvente- Banca Etruria, anche se i legali di Rosi, hanno annunciato ricorso contro tale decisione!

Tale dichiarazione da parte del Tribunale, consentirà ora, ai Pubblici Ministeri, di aprire delle idagini a carico degli amministratori della banca, degli ultimi tre anni, per il reato di -malversazione-.

Tra gli indagati potrebbero esserci anche Pierluigi Boschi, vice-direttore della banca, dal maggio 2014 al febbraio 2015.

Intanto, obbligazionisti ed azionisti che hanno perso i loro risparmi, nel salvataggio delle quattro banche: Banca Etruria, Banca CariFe, Banca CariChieti, Banche Marche, si sono ritrovati ancora, in questi giorni sotto il Parlamento Romano, al grido di:- Ridateci i nostri soldi!-

Infatti, fino ad oggi, i risparmiatori non si sono visti risarcire nemmeno una minima parte, delle loro perdite!

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Avatar di ludwig
ludwig ha risposto alla discussione #1235 3 Anni 2 Mesi fa
Un'altra banca che fallisce, ma trova un milione e duecentomila euro da elargire come buonuscita all'ex direttore generale di Banca Etruria Luca Bronchi.
I problemi che legano i fallimenti degli istituti bancari sono molti e complessi, tuttavia due andrebbero discussi e valutati.
Uno riguarda le buonuscite milionarie ance in caso di fallimento della banca, e comunque semplicemente la buonuscita fine a se stessa. Invece di chiamarla buonuscita si dovrebbe parlare di liquidazione o TFR che si voglia. E questo deve essere calcolato come un normale lavoratore di una qualsiasi azienda, pubblica o privata.
Se poi parliamo di un direttore generale la cui banca è fallita, oltre a non riconoscergli alcun compenso, deve essere posto sotto accusa e stabilire la responsabilità che ha avuto nella fallimentare gestione dell'istituto di credito. Semmai, poi, riconosciuto colpevole, dovrebbe pagare sia in termini monetari sia in termini giuridici.
Altro problema da valutare, è il perché quando una banca fallisce lo Stato sborsa denari per risollevarla. Quei denari che provengono dalle tasse dei cittadini.
Non essere dentro a questo "sistema" non permette di comprendere bene i meccanismi dei fallimenti e i rispettivi salvataggi, ma il mio parere è che, quando una banca fallisce, vadano ricercati i motivi, che dipendono sempre dagli amministratori. Questi, devono essere licenziati e perseguiti penalmente se ne ricorrono i motivi, quindi nessun salvataggio, ma la banca dovrebbe passare a carico dello Stato, che la risana e la gestisce.
Finché lo Stato sborserà i soldi per risollevare le banche fallite, queste faranno bancarotta continuamente, magari "giocandoci" sopra.
Avatar di Gi.An.
Gi.An. ha risposto alla discussione #1287 3 Anni 1 Mese fa
Giova ricordare che il seme dell’attuale crisi finanziaria globale, seguita allo scoppio della “bolla” dei mutui subprime, è stato gettato negli ormai lontani anni ’90. E’in quel periodo, infatti, che Presidente americano Bill Clinton ha abrogato, promulgando la legge nota con il nome di Gramm-Leach-Bliley Act Bill, le disposizioni del Glass-Steagall Act del 1933. Disposizioni, introdotte da Franklin Delano Roosevelt a seguito della grande depressione del ‘29, che prevedevano la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking e, cioè, tra banche commerciali, il cui core business è fare credito alle famiglie e alle imprese e banche d’affari che raccolgono il denaro degli investitori privati per giocarlo in borsa o che si dedicano a speculazioni finanziarie altamente rischiose. Ecco perché, dunque, dopo il crack Lehman Brothers del settembre 2008, la crisi finanziaria fu sul punto di travolgere il sistema bancario, salvato solo da un massiccio intervento pubblico che si è scaricato sull’andamento del prodotto interno lordo e del debito pubblici dei singoli Paesi. Intervento pubblico che è stato tutto dedicato all’economia di carta, e cioè la finanza (nel solo 2007 gli attivi finanziari erano quattro volte il Pil mondiale), finendo per trascurare l’economia reale, già stagnante anche prima della crisi dei subprime, con i conseguenti riflessi di queste politiche sull’occupazione, in costante crescita.