Foto del Parlamento ItalianoL’Italia tripolare determina la sconfitta di Matteo Renzi e del “renzismo”. Solo Milano e la Lombardia restano fedeli al Presidente del Consiglio forse perché è l’unica regione italiana in cui la narrazione ottimistica renziana trova fondamenti di verità. La Raggi doppia, a Roma, il candidato del PD, Giachetti, a Torino la Appendino (M5S) è riuscita nell’impresa di strappare il Comune ad un ventennio a guida della sinistra e ad un Fassino che era pure presidente dell’ANCI. Grave sconfitta della Lega che non sfonda neanche nel centro-sud con la lista gemella “NOI con Salvini”.

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20 giugno 2016

Dunque, quella che si è perfezionata ieri con i ballottaggi (a cui vanno sommati anche i risultati di due settimane fa) è stata la prima vera sconfitta di Matteo Renzi!

Certo, la vittoria di Milano può essere l’espediente che serve al Premier per non dover proclamare una disfatta, ma può essere considerata come una ridotta del “rensizmo”, in cui peraltro il “renzismo” fiorisce dove invece in ogni altra parte appassisce e, soprattutto, può pericolosamente rappresentare l’alibi che impedisce una profonda riflessione sulle ragioni di una sconfitta.

Non c’è dubbio, infatti, che queste elezioni amministrative abbiano segnato la fine di quel rapporto speciale che aveva legato Matteo Renzi all’opinione pubblica, in quel periodo particolare che gli anglosassoni chiamano “luna di miele con l’elettorato”, dove si è disposti a dar credito ai governanti, in attesa che i risultati arrivino.

I risultati, invece, non sono arrivati: la ripresa è ancora debole e lascia fuori troppi attori sociali (soprattutto i giovani) per poter prendere ancora per buona la narrazione ottimistica renziana, secondo la quale «L’Italia ritorna a fare l’Italia»

Il mancato cambio di registro del Presidente del Consiglio nella sua comunicazione assieme all’arroganza dimostrata in troppe occasioni sembrano essere all’origine di questa débacle peraltro, in parte, attesa: è ovvio che Renzi non può più far leva sugli impulsi nuovisti come ai tempi della “rottamazione”: adesso è egli stesso visto come parte della nomenklatura e finisce per essere superato dai cinquestelle e dalla loro rivolta anti-casta.

Non ha aiutato neanche l’essersi messo in alleanze con personaggi discutibili (Denis Verdini) e assai indigesti al popolo della sinistra né alcuni passi falsi come l’occupazione della RAI che ricorda tanto le vecchie pratiche di sottogoverno di politici maneggioni e professionisti di trucchi.

Quello che dovrebbe essere più preoccupante per il Capo del Governo sono i flussi elettorali che si sono dimostrati chiaramente in questa tornata di amministrative: il nuovo tripolarismo all’italiana non favorisce il PD anzi, per certi versi nasce contro il PD: laddove il candidato del Partito Democratico si è scontrato con un candidato del Movimento 5 Stelle quest’ultimo ha prevalso grazie ai voti ricevuti anche dalla destra e laddove c’è stato un ballottaggio destra – sinistra, come ai vecchi tempi (Trieste, Grosseto, Pordenone…), il travaso dei voti sembra esser avvenuto (pur in tono minore) al contrario.

Questo dovrebbe far suonare un campanello d’allarme in vista delle prossime elezioni politiche dove, per la Camera dei deputati si voterà con l’Italicum, la legge elettorale voluta fortissimamente dal Premier che ricalca il sistema in vigore per i sindaci e che, per come è congegnata, permette anche a quei partiti non radicati territorialmente, ma con una buona leadership mediatica, di giocarsela alla pari con partiti più strutturati. Il che favorisce evidentemente i cinque stelle!

…ma prima ancora delle prossime elezioni, ad ottobre, ci sarà il referendum costituzionale da cui Matteo Renzi fa dipendere la sua carriera politica, a cui egli arriva in affanno e con l’unione sacra dell’anti-renzismo schierata tutta compatta per il NO. Tra l’altro non è neanche da escludere che pezzi del suo PD, soprattutto nella minoranza di sinistra, facciano il tifo apertamente per la sua sconfitta referendaria!

Quello che è possibile prevedersi da qui ad ottobre è dunque una campagna elettorale permanente e dura, con il Governo in apnea in attesa dei risultati tanto attesi e proteso in mance elettorali per acquistarsi consenso e un voto favorevole.

Dopo ci saranno le elezioni anticipate. In qualunque modo finirà la sfida referendaria.

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Avatar di z_celeste100
z_celeste100 ha risposto alla discussione #1339 2 Anni 11 Mesi fa
A soli due giorni, dall'aver incassato la sconfitta al secondo turno di ballottaggio alle amministrative, Piero Fassino, attacca il neo sindaco del M5S, Chiara Appendino, accusandola di aver speculato, durante la sua campagna elettorale, a proposito di -Tav- e -Reddito di Cittadinanza-.

-Fassino, si rivolge ad Appendino, accusandola di avere tanto sbandierato in campagna elettorale che avrebbe fatto il possibile, per opporsi all'opera, mentre dopo le elezioni, si sarebbe espressa dicendo, che l'unica cosa in suo potere, sarebbe quella di farsi portavoce della cittadinanza torinese, sui perchè del -no-.

-Non solo, ma dopo aver tanto sbandierato il -reddito di cittadinanza-, ora dichiara che principalmente, la questione, è del Governo Centrale e della Regione.

In sostanza, secondo Fassino, la Appendino avrebbe promesso ciò che non può attuare.




Celeste100