Renzi-Consip e Grillo-Cassimatis, i due casi del momento fra PD e M5S
Renzi-Consip e Grillo-Cassimatis, i due casi del momento fra PD e M5S

Silvio Berlusconi NON esiste più!” ... questo è quello che pensa il PD. Il nervo scoperto, il fronte aperto di ogni tipo di polemica, per il partito nel quale Matteo Renzi si appresta dopo le primarie a tornare segretario, è il Movimento Cinque Stelle. La dimostrazione plastica di tutto questo, sono le ultime puntate di "Porta a Porta": gli esponenti dem, quando si trovano di fronte anche esponenti di punta di Forza Italia, concedono spazio, ammiccano, non si inalberano praticamente mai. Resta qualche puntura di spillo sul ruolo svolto in passato da Silvio Berlusconi, ma siamo proprio all'acqua di rose. Altra cosa sono i riferimenti al Movimento Cinque Stelle. E' in quel momento che le sopracciglia si aggrottano, che termini come "vergogna" e simili si fanno strada nelle parole e negli atteggiamenti. Eppure, dopo le ultime elezioni del Febbraio 2013, il sogno dell'allora presidente incaricato Bersani era proprio quello di fare il governo con il partito di Grillo. Pd e Cinque Stelle si attaccano quotidianamente e ciascuno punta il lato "debole" dell'avversario.

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Matteo Renzi non si dà pace, perchè il Fatto Quotidiano non demorde. 

ll caso Consip si sta sgonfiando, ma l'ex premier ha perfettamente capito che i Cinque Stelle non molleranno la presa. E dal momento che ci sono di mezzo affetti familiari, lo stesso Renzi ha deciso che d'ora in poi le carte bollate e le querele non mancheranno.

Dal canto loro, i Cinque Stelle continuano e continueranno a picchiare duro. Fermamente convinti che le fake news siano solo quelle che riguardano le dichiarazioni di Luigi Di Maio sui romeni, i grillini hanno ormai preso la strada dell'assalto quotidiano a Tiziano Renzi.

Prima o poi però, al di là del palleggio fra la Procura di Roma e quella di Napoli, agli italiani dovrà essere indicata una soluzione certa.

Gli incontri fra Alfredo Romeo e Tiziano Renzi erano il simbolo di un grande complotto all'ombra o sotto l'ala dello stesso ex capo del governo, oppure la dimostrazione che in questo Paese si può arrivare a mettere in croce un uomo politico manipolando gli indizi fino ad essere accusati di falso ideologico?

L'indagine Consip, secondo i grandi accusatori del PD renziano, doveva essere l'ultimo colpo di piccone al cuore del renzismo, una sorta di abbattimento della statua, il velo di Maya che si alzava da tutta una serie di accordi, reticoli e interessi che i Cinque Stelle da sempre denunciano con una intensità tale da essersi costruiti una base elettorale che li rendono, in questo momento, il primo partito italiano.

Se però una delle frasi incriminate riguardanti Tiziano Renzi, non era di Alfredo Romeo ma di Italo Bocchino, restano legittimamente in piedi i pregiudizi politici del Movimento grillino, ma non le loro stampelle penali e giudiziarie. E la differenza non è di poco conto.  

Se da una parte la bandiera dell'anti-politica rimane attaccata con le unghie e con i denti al caso Consip, sul fronte avversario la strategia politico-mediatica riguarda Ivrea e la Cassimatis (un po' come il caso di Federico Pizzarotti).

Attraverso la convention dell'Officina H e l'esito contestato delle comunarie genovesi, il PD persegue la linea di indicare agli italiani che chi si candida a guidare il Paese è figlio di una logica proprietaria e che ogni suo atto è disordinato, figlio di umori e contrasti destinati a non avere respiro.

Secondo Matteo Renzi, quanto accaduto nell'ex cortile interno delle officine Olivetti è la dimostrazione che esisterebbe una sorta di successione dinastica, e non congressuale o democratica, all'interno dei Cinque Stelle: Gianroberto Casaleggio che eredita il movimento dal papà scomparso nell'Aprile 2016, sarebbe la dimostrazione vivente che con una famiglia a capo di una forza politica la democrazia interna e quindi esterna sarebbe una variabile in discussione.

Su questo punto, i Cinque Stelle respingono ogni tipo di illazione, anche con determinazione e "rabbia" politica. Il tipo di discussione e di dibattito sul futuro affrontati a Ivrea costituiscono proprio la declinazione dei motivi per cui sono nati e quindi non accettano accuse semplicistiche.

Quello che sta accadendo a Genova, però, proprio nella città di Beppe Grillo, rischia a loro danno di rinfocolare le polemiche. Perchè se anche il tribunale di Genova ha sancito le ragioni di Marika Cassimatis a correre per la poltrona di sindaco del capoluogo ligure come rappresentante del M5S, significa che quel pugno duro nei suoi confronti non andava usato e che esporre le città che hanno assoluto bisogno di essere governate a battibecchi personalistici di questo tipo rischia effettivamente di propagare l'immagine di un Movimento tellurico e poco rassicurante per i cittadini. 

E' su queste reciproche accuse che con il confronto politico continua, con soli due contententi ormai sull'agone, il PD in rappresentanza della politica tradizionale e i Cinque Stelle con il loro temperamento alternativo.

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FONTI:

Per il contenuto: Ivrea e Genova, due tappe verso Palazzo Chigi - Huffington Post.

Per l'immagine: www.we-news.com 

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Articolo scritto da:

Mauro Suma, il Direttore Responsabile (leggi la sua biografia).

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