A giudizio LA QUERELA Borghezio-Kyenge: chi ha vinto?
Il leghista Borghezio deve risarcire l'ex ministro Kyenge. 

Si può accusare una donna, un ministro, di essere tribale e quindi di far parte di una tribù? Si può sostenere, per motivi di comunicazione politica e quindi di lotta politica, che un essere umano è diverso dall'altro per la diversa etnia cui appartiene? E' il caso di Mario Borghezio, storico quanto pirotecnico esponente della Lega Nord, e di Cecile Kyenge, ex ministro dell'integrazione nel governo di Enrico Letta. Quando poi parte una querela e chi ha accusato l'altro chiede scusa, ci si deve fermare o bisogna andare fino in fondo?

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Una multa di 1000 euro e suvvia c'è di peggio.

Poi però c'è il risarcimento di 50.000 euro a complicare le cose e a renderle particolarmente serie.

Sono i risultati economici della contrapposizione legale fra un membro dell'opposizione e un ex-ministro sfociata non solo in una querela, ma anche e soprattutto in una sentenza.

Il pronunciamento è della 4' sezione penale del Tribunale di Milano, i protagonisti sono la persona che si è detta offesa, ovvero l'ex ministro Cecile Kyenge e l'autore di alcune discutibili affermazioni come Mario Borghezio, parlamentare europeo della Lega Nord.

Borghezio è stato condannato al pagamento della multa e al risarcimento per i contenuti di un suo collegamento radiofonico che risale all'Aprile del 2013, una vita fa per l'Italia, in una fase politica in cui il renzismo era nascente ma non si era ancora manifestato e in cui a presiedere il Consiglio dei Ministri era Enrico Letta, esattamente il primo ministro che doveva "stare sereno" ma che a "stare sereno" non ci è mai riuscito del tutto.

Borghezio si è definito un "perseguitato politico" e ha recriminato sul fatto che per pagare dovrà "vendere casa".

In ogni caso il suo è stato un vero e proprio reato: non "propaganda di idee fondate su odio razziale", ma una vera e propria "diffamazione aggravata" ai danni di Kyenge.

Cosa aveva detto Mario Borghezio?

Alla trasmissione radiofonica "La Zanzara" su Radio 24, il leghista era uscito così: "Gli africani sono africani e appartengono ad un'etnia molto diversa dalla nostra. Non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario.  Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato il posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano".

Una logica questa, sconfitta anche in Francia con la vittoria di Emmanuel Macron su Marine Le Pen.

Borghezio, una sorta di Donald Trump in salsa leghista, sostiene di aver chiesto scusa a nome di tutti i leghisti, si è difeso sostenendo che le sue non erano offese personali o razziste ma critiche politiche ad un governo in carica e a chi lo rappresentava come l'ex ministro.

Alla fine però il Tribunale di Milano ha deciso di condannarlo e Cecile Kyenge ha dichiarato che si tratta di "una decisione importante, perchè dimostra che sui valori fondamentali è molto importante tenere duro e andare dritti per la propria strada".

Non solo, ancora Kyenge: "Sul piano personale non si tratta di una vittoria nei confronti di Borghezio. Quello che volevamo venisse stabilito è che la contrapposizione politica non può essere fondata sull'odio razziale".

Giusto, anche se in un Paese ci si divide politicamente per i vaccini per i bambini, è difficile escludere qualsiasi argomento da chi vuole tirare "colpi bassi" all'avversario di turno.

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FONTI:

Per il contenuto: Insulti razzisti Borghezio condannato, corriere.it, 18 Maggio 2017.

Per l'immagine: www.we-news.com 

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